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lunedì 30 aprile 2012

Il Ministro Severino se la prende con i blog. Ma davvero sono un problema ?

Intervenendo al Festival del Giornalismo di Perugia, recentemente conclusosi, in data 26 aprile il Ministro della Giustizia Paola Severino ha dichiarato: "Il cittadino ha il diritto di interloquire con un altro cittadino, ma lo deve fare seguendo le regole: credo che questo sia un dovere di tutti, anche di chi scrive su un blog"

Ha poi aggiunto: "Il fatto di scrivere su un blog non ti autorizza a scrivere qualunque cosa, soprattutto se stai trattando di diritti di altri. Ricordiamoci che i diritti di ciascuno di noi sono limitati dai diritti degli altri, io non posso intaccare il diritto di un'altra persona solo perche sono lasciato libero di esprimermi"

Ancora ha detto, sempre in relazione ai blog "il problema non e' vederli con sfavore ma reprimere gli abusi che vengono fatti, anche se su internet e' piu' difficile. Non c'e' un preconcetto - ha ribadito - ma questo mondo va regolamentato altrimenti si finisce nell'arbitrio".

Ancora una volta, dunque, nelle parole del Ministro, si è sentita l'eco della cosiddetta proposta di legge ammazza-blog, prevista nell'emendamento al ddl intercettazioni, con la quale, si intenderebbe applicare al mondo del web, l'ormai obsoleta norma di cui all'art. 8 della legge n.47 dell’8 febbraio 1948 originariamente dettata in materia di "stampa" che prevede l'obbligo di rettifica. 

In sostanza, secondo tale proposta di legge, qualora, a seguito di richiesta, entro 48 ore il gestore del blog, non provvedesse alla rettifica, incorrerebbe in pesanti sanzioni.

A proposito di questo problema, nel corso del medesimo intervento il Ministro, interrogata da un giornalista che le ha chiesto espressamente se il Governo intende perseguire tale proposta ha detto: ''è molto difficile'' configurare un obbligo di rettifica per i blog. Per questo credo che le mie parole vadano colte non come polemica o bavaglio, proprio perche' un mondo privo di una regolamentazione ad hoc. Mi rivolgo ai blogger direttamente dicendo 'sappiate che quello che fate agli altri potrebbe essere fatto a voi'. Quindi autoregolamentatevi e autodisciplinatevi perche' allora quello dei blog - ha concluso la Severino - diventera' un mondo veramente utile per la crescita sociale del nostro e di altri Paesi".




Anche questo blog è nato indicando tra le sue priorità principali quella di contribuire al dibattito per un uso più consapevole della rete nel rispetto dei diritti di tutti i suoi utenti.

Dunque se la premessa, anche del Ministro, è astrattamente condivisibile sotto tale profilo, in quanto, anche chi scrive, è d'accordo nel pensare che la rete debba essere un luogo libero e non arbitrario, non sono condivisibili, nè le conclusioni, nè il ragionamento logico con cui, alle stesse, perviene.

Sembrerebbe, infatti, di comprendere che, nelle intenzioni del Governo ci sia quella di portare avanti e comunque il disegno di legge sulle intercettazioni, all'interno del quale è contenuta (e decisamente voluta...) anche la norma recante l'obbligo di rettifica per i blog, ma che, nella realtà dei fatti ciò sia tecnicamente difficile dal punto di vista tecnico.

Dunque, pur consapevole che lo strumento della rettifica, sia oggettivamente inapplicabile al blog perchè nato come riferibile al solo fenomeno della stampa, il Ministro Severino, lascia intendere che una scelta simile sia, comunque, necessaria, sebbene difficile nella pratica

Del resto, anche l'ultima parte della risposta, appare contraddittoria rispetto alla premessa perchè, se da un lato, il Ministro ha esordito stabilendo l'assoluta necessità di una regolamentazione del fenomeno dei blog, dall'altro non sapendo come affrontare le difficoltà tecniche ha "liquidato" il problema esortando i blogger alla autoregolamentazione.

A questo punto viene lecito chiedersi, ma perchè il Governo (e anche chi lo ha preceduto) continua con forza a sostenere questa necessità di regolamentazione del blog ?

Sembra, infatti, che tale questione costituisca una vera e propria preoccupazione, quasi come se tutto ciò che proviene dalla rete sia "cattivo" o diffamatorio, quasi come se il popolo dei blogger fosse esprimesse in maniera compatta opinioni anti governative (indipendentemente dal colore politico al potere).

Ma è davvero così ? E d'altro canto, quello che leggiamo ogni giorno sui quotidiani è sempre obiettivo, imparziale, dettato dalla sola necessità di informare o piuttosto ogni testata esprime delle sue opinioni marcatamente politiche in molti casi letteralmente "distorcendo" la realtà ?

La verità è piuttosto costituita dal fatto che, per la prima volta, nella storia dell'informazione, il blog è uno strumento immediato, accessibile a tutti con grandissima diffusione attraverso cui, chiunque e, senza i filtri della politica, può liberamente esprimere il proprio pensiero.

Proviamo a guardare la cosa da un altro punto di vista. E' meglio un'espressione libera (si intende sempre nei limiti del diritto e del rispetto altrui) o il racconto di una realtà "filtrata" da chi vuol far prevalere una o l'altra opinione politica come avviene tramite stampa o televisione ?

Sembra ovvio rispondere che sia meglio un'espressione libera, eppure, come è noto, oggi in Italia, nessuna espressione del pensiero che leggiamo nei quotidiani o ascoltiamo sui media è veramente libera e, dunque, nella visione del Governo, sembrerebbe che questa (pur non essenzialmente libera) possa andare, comunque bene, mentre quella dei blog no.

Dalle parole del Ministro sembrerebbe, infatti, ricavarsi il paradosso per cui la realtà dei blog sia "troppo libera" e, pertanto, vada regolamentata.

Una simile visione appare, dunque, anacronistica, frutto di una scarsa conoscenza della rete da intendersi, invece, in un'accezione più moderna, luogo di incontro, sviluppo e diffusione libera del pensiero tra milioni di utenti, dalle potenzialità infinite che, già molti anni or sono, aveva (forse inconsciamente) intuito la nostra Costituzione.


Proviamo, infatti, a rileggere i primi due commi dell'art. 21 della Costituzione che (già dal 1948, quando i blog non esistevano...) recita: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".

Ebbene, forse, mai come oggi, a tanti anni di distanza dalla nascita della nostra (attualissima) carta costituzionale, si può cogliere la portata di quell'espressione "ogni altro mezzo di diffusione".

Già all'epoca della Costituente si intravedeva, dunque, nell'evoluzione dei mezzi di informazione la chiave essenziale per lo sviluppo della libertà di espressione del pensiero: non solo la stampa, non solo la radio e gli altri media, ma qualunque altro mezzo la tecnologia avrebbe potuto, in futuro, mettere a disposizione.

La nascita del web, ma in particolare lo sviluppo dei blog hanno rivoluzionato il modo di esprimersi, oggi, non più condizionato dalle difficoltà (anche e soprattutto economiche) di poter scrivere su un giornale o diffondere uno scritto in maniera così capillare costituendo, perciò, una vera e propria attuazione del principio costituzionale di cui all'art. 21 e, come tale non possono essere nè ostacolati, nè fermati, nè ingabbiati in legislazioni troppo rigide e incapaci di stare al passo con i tempi.

Siamo ad una svolta epocale in cui il web ha aiutato Paesi a liberarsi da regimi dittatoriali, nei quali la censura ha potuto fare ben poco contro la libertà della rete e, pertanto, oggi tentare, invece, di limitarne l'utilizzo appare anacronistico oltre che dannoso.

E' vero, attraverso la rete si possono perpetrare dei reati o ledere la dignità di qualcuno, ma per questo ci sono già le norme del Codice Penale, e non solo, che sanzionano tali comportamenti, così come tanti altri di analoga (se non maggiore gravità) che vengono commessi fuori dalla rete.

Piuttosto che studiare come "regolamentare" i blog, sarebbe opportuno che il Governo si impegni realmente ad investire su una serie di priorità ormai non più prorogabili per far crescere l'Italia,  tra le quali, solo per citarne alcune, un potenziamento delle reti di telecomunicazione, un ammodernamento (reale) della Pubblica Amministrazione, l'estensione della possibilità di accesso alla rete, una revisione della normativa in tema di diritto d'autore anch'essa ormai disciplinata da norme piuttosto datate nel tempo.

Non è, dunque, il blog il problema, quanto piuttosto uno strumento che va compreso nella sua potenzialità e nella sua portata innovativa che potrà contribuire allo sviluppo dell'intero Paese.

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